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venerdì 22 dicembre 2017
lunedì 11 dicembre 2017
Blu
In natura il colore blu scuro è raro, ma per questa ragione
misterioso ed importante:
il giorno che si muta in notte,
una profonda fenditura nel ghiaccio,
il colore delle acquesopra un abisso
ed ecco che il blu riappare a testimoniare il mistero
e la complessità dell'esistenza,
la sua preziosità di lapislazzulo e zaffiro.
Colore metafisico per eccellenza è, al contrario del rosso,
di cui è l'antitesi, legato
alla distensione ed agli stati riflessivi, meditativi
ed alla introspezione. Un colore
che rimanda alle profondità inconscie ed
al contatto interiore.
fonte unife.it
Giallo
Il giallo è il colore che normalmente viene associato
alla luce solare,
una luce radiante e capace di trasmettere
calore, movimento, forza.
Non c'è nulla di statico nel giallo e,
come il rosso pulsa di energia compressa
che si apre verso l'esterno,
in espansione continua.
Il suo movimento è irradiante e centrifugo e
avanza verso chi osserva, al punto, secondo Kandinsky,
di arrivare fino alla molestia, dimostrando il carattere violento ed espressivo del colore.
fonte unife.it
Rosso
Il rosso è il colore dell'amore, dell'eros e può dare una sensazione forte, calda fe protettiva, ma anche molta eccitazione ed infatti è in grado di intensificarsi sino a diventare doloroso e di accelerare le funzioni cardiache e respiratorie.
La sua connesione con il sangue e il fuoco
si palesa in espressioni come
"ho visto rosso", "mi bolle il sangue nelle vene" e
"ho preso fuoco", usate per designare
la stessa condizione emotiva: l'ira
fonte unife.it
venerdì 1 dicembre 2017
Il vocabolo “rosso” è sicuramente uno dei più vecchi in
quanto sembra che la prima percezione dei colori degli uomini sia stata
associata al corpo: il sangue e le escrezioni corporee furono tra le prime cose
alle quali si attribuì un nome.
Differentemente dal giallo, che si irradia, e dall’azzurro,
che si racchiude, il rosso si colloca a metà strada; è costante, invade lo
spazio uniformemente. Indica inoltre voglia di vincere, impulso, vita, energia,
rivoluzione, azione, lotta, competizione, esplosione, furore, violenza,
aggressività e sicurezza di sé.
È associato all’allarme, dal semaforo agli stop, alle luci
che lampeggiano a segnalare qualche cosa di urgente.
Il rosso-fuoco, richiama calore, protezione, possibilità di
resistere alle intemperie, ma pure un aspetto spirituale e trasmutativo. Si
pensi al lavoro alchemico che si fondava sull’azione del fuoco, o ai riti
officiati che prevedono la fiamma purificatrice ed illuminante del fuoco. In
questo contesto il rosso-fuoco diviene archetipo dello spirito, del significato
che il sé ricerca, e della trasformazione personale.
Kandinsky, legò il rosso alla figura geometrica del quadrato
che, meglio di qualunque altra, rappresenta la stabilità e l’equilibrio di un
colore che racchiude in sé la forza centripeta e quella centrifuga. Alcuni
studi sperimentali hanno evidenziato le capacità quasi ipnotiche di questo
colore; posti davanti ad un muro rosso, i soggetti spesso ne erano soggiogati,
dominati, mentre altri si sentivano incitati, istigati.
A parte la cultura giapponese, che nella poesia lo celebra
come il colore della femminilità, il mondo ha sempre legato il rosso ad
entrambi i sessi. In compenso, è percentualmente il colore preferito dalle
donne. Il rosso femminile è il colore dell’anima, della libido, del cuore,
della scienza e della conoscenza esoterica.
Il rosso maschile è il colore della forza vitale,
dell’ardore, della bellezza, dell’impulsività ed è anche il colore guerriero
per eccellenza. Difatti, i guerrieri hanno sempre utilizzato la potenza e
l’aggressività del rosso sugli indumenti, sulle armi e sui tatuaggi.
Il rosso porpora, a causa della difficoltà dell’estrazione
della tinta dai molluschi, divenne ben presto il simbolo della ricchezza, al
punto che, ancora oggi, esso viene riservato alle caste sociali più elevate; lo
ritroviamo quindi nei paramenti delle incoronazioni regali, nel manto dei
cardinali e nella mantellina del Papa.
Paradossalmente, il rosso è sempre stato demonizzato dalla
Chiesa, perché considerato il colore della violenza e della distruzione; anche
bruciare una strega aveva a che fare con il simbolismo distruttivo (seppur
purificante) del rosso e, sempre per lo stesso motivo, nel Medioevo gli abiti
dei carnefici e dei condannati a morte erano scarlatti. Ma l’ostracismo della
Chiesa nei confronti di questo colore nasceva soprattutto dalla sua forte
componente erotica, ovviamente considerata perniciosa; la Dea Madre
diventa così la “Meretrice di Babilonia”, per apparire
nell’Apocalisse di Giovanni “bardata di porpora e scarlatto” e “traboccante dei
nauseabondi orrori e della sporcizia delle sue oscenità”. Può suggerire quindi
anche il lato oscuro, il rosso del fuoco degli inferi, il diavolo e tutte le
pulsioni ed i segni considerati diabolici (si pensi alle macchie rosse dette
voglie di vino, o ai capelli rossi che in passato venivano considerati sicuro
indizio di stregoneria).
L’ampio spettro dei toni del rosso permette una “mappatura”
degli stati emotivi che questo colore riesce a produrre: il porpora infonde un
timore reverenziale, allo scarlatto si associa la furia creatrice-distruttiva,
mentre il carminio suggerisce sentimenti di passione amorosa, il rosso intenso
del sangue, invece, nasconde una inquietante ambivalenza: contenuto, è il succo
della vita, versato, significa morte.
(Storia e
teoria del colore, Università di Ferrara, www.unife.it)
GIALLO
Il
giallo è l’unico colore che è più brillante quando è
completamente saturo. Rappresenta l’intelletto (rosso è il colore
del cuore, blu della spiritualità).
Il
giallo è il più vivo dei colori; le sue caratteristiche sono la
brillantezza, l’allegria apparente, l’affettività disinibita.
Giallo è il colore che normalmente viene associato alla luce solare,
una luce radiante e capace di trasmettere calore, movimento, forza.
Non c’è nulla di statico nel giallo e, come il rosso, pulsa di
energia compressa che si apre verso l’esterno, in un’espansione
continua. Il suo movimento è irradiante e centrifugo e avanza verso
chi osserva, al punto, secondo Kandinsky, di arrivare fino alla
molestia, dimostrando il carattere violento espresso dal colore (al
contrario per esempio del verde che è il colore in assoluto più
calmo che ci sia, non si muove in alcuna direzione).
Quando
il giallo si concentra nella tonalità oro, il suo potere si astrae
verso qualità di perfezione e preziosità, verso il completamento e
la realizzazione di tutte le potenzialità. Si pensi al percorso
alchemico, dove la trasformazione dal piombo all’oro,
simbolicamente rappresenta il percorso dagli stati più ombrosi della
coscienza (piombo) a quelli illuminati e superiori, alle possibilità
dell’essere. L’oro diventa “valore”, potenziale interno,
realizzazione.
La
luce dell’oro può diventare una via di comunicazione tra gli
uomini e gli dei; in India un coltello d’oro era usato per i
sacrifici, perché tramite la luce insita nell’oro, il sacrificio
poteva conquistare il regno degli dei. Il giallo oro era anche il
colore di Mitra in Persia e di Apollo in Grecia. Proprio per la sua
essenza divina, il giallo oro diventa l’attributo di principi, re e
imperatori, per proclamare l’origine divina del loro potere.
Così
come questa espansione e questa radianza appartengono al sole, che,
nello stereotipo infantile, viene sempre dipinto di giallo. Elios
nell’antica Grecia, e le divinità solari, venivano immaginati
avvolti da luce gialla, e anche le chiome bionde di Gesù
nell’iconografia cattolica, sembrano voler richiamare il
collegamento con la luminosità diffusa.
Giallo
è infatti anche il colore del Cristianesimo; l’oro della croce, il
giallo della vita eterna e della fede. In mezzo agli ori e ai gialli,
i sacerdoti cattolici accompagnano i defunti verso la vita eterna.
Nelle camere funerarie egiziane il giallo, associato all’azzurro,
assicura la sopravvivenza dell’anima, perché l’oro che esso
rappresenta è la carne del sole e degli dei.
La
luce che diventa diretta emanazione del divino, che esprime la
totalità, ma anche la chiarezza, l’illuminazione della coscienza.
Il sé che si esprime nel conscio, che viene alla luce e che agisce
nel mondo attraverso l’intelligenza, la volontà.
Ma
il giallo può scivolare verso tonalità meno brillanti, più
“sporche” ed opache, che virano allo zolfo e che rimandano a
collera ed acidità “biliari”, a pallori malaticci e malsani.
Vediamo quindi come l’archetipo “giallo” volga, dal polo
dell’oro con le qualità di cui sopra, a quello dello zolfo che ne
rappresenta il lato di ombra. E la leggerezza, la regalità e lo
splendore si muteranno allora in inquietudine e disagio o, come la
tradizione popolare sentenzia, malanimo, gelosia ed acredine.
Il
giallo quindi può significare incorruttibilità, eternità,
saggezza, felicità, gioia di vivere, ottimismo, giovinezza,
spensieratezza, superficialità ed esteriorità, potere e ricchezza;
è estroverso, espansivo, aperto, allegro, disponibile. Colore che
stimola l’ispirazione, rende accettabile anche l’interno più
misero e aiuta a scaricarsi dalle angosce. Nei toni più caldi, va
dal rilassamento fino all’allegria; raffreddato dal blu prende un
tono malaticcio che può ben rappresentare il furore, la frenesia, la
cieca follia.
Nel
gioco delle associazioni, al giallo vengono affiancate, in ordine,
parole positive e legate alla natura come “verde”, “sole”,
“fiore”, ma anche la negatività di “itterizia”.
Un’ambivalenza che si accompagna al giallo, unendo gli opposti e
rendendolo il “Giano Bifronte” dei colori. Così ai girasoli,
alle banane e ai pulcini, si oppongono l’urina, il pus e il veleno.
Può
quindi capitare di fraintendere la simbologia di questo colore, come
succede a chi, osservando le giallissime mietiture di Van Gogh,
avverte il lato solare e positivo di quei gialli avvolgenti, non
rendendosi conto che, in quel contesto, essi non rappresentino altro
che la morte, come egli stesso ha più volte spiegato nelle sue
epistole.
Non
va sottovalutato il ruolo non tanto psicologico quanto puramente
fisiologico che può aver avuto nell’orientamento della scelta
cromatica il fatto che egli soffrisse di xantopsia iatrogena, un
disturbo della visione dovuto ad intossicazione cronica da digitale,
farmaco che gli veniva somministrato per contrastare le frequenti
crisi epilettiche, disturbo per il quale la colorazione degli
oggetti appare di tonalità gialla: un mondo giallo che resta
comunque un mondo ostile, quindi, in cui Van Gogh vede riflessi i
propri conflitti interiori e la propria disperazione esistenziale.
(Storia e teoria del colore, Università di Ferrara, www.unife.it)
(Storia e teoria del colore, Università di Ferrara, www.unife.it)
BLU
L’azzurro
è simile ad un flauto, il blu scuro somiglia ad un violoncello e,
diventando sempre più cupo, ai suoni meravigliosi del contrabbasso;
nella sua forma profonda, solenne, il suono del blu è paragonabile
ai toni gravi dell’organo. (V. Kandinsky)
Il
blu scuro compare raramente nei sogni, mentre tutte le tonalità
dall’azzurro al celeste sono frequenti. Il nostro occhio cattura
ciò che vede in natura: il colore del cielo e del mare nelle sue
infinite sfumature, e ce lo ripropone nei sogni, e questa visione in
genere lascia sensazioni di benessere, di serenità di felicità.
Anche
in natura il blu scuro è raro, ma per questa ragione misterioso ed
importante: il giorno che si muta in notte, una profonda fenditura
nel ghiaccio, il colore delle acque sopra un abisso ed ecco che il
blu riappare, a testimoniare il mistero e la complessità
dell’esistenza, la sua preziosità di lapislazzulo e zaffiro.
Colore
metafisico per eccellenza è, al contrario del rosso, di cui è
l’antitesi, legato alla distensione e ed agli stati riflessivi,
meditativi, alla introspezione. Un colore che rimanda quindi alle
profondità inconsce ed al contatto interiore.
E
da questo contatto e da questa profondità si libra verso l’esterno.
Guardiamo il cielo, pensiamo all’immensità, all’infinito,
all’eternità, al divino. Un’eternità senza tempo che allude
all’immortalità, allo slancio dell’anima verso ciò che non
conosce, ma cui aspira. Il blu ci trasporta in un viaggio di
individuazione prettamente spirituale. Di contatto con i regni
sovrannaturali e con potenze protettrici, ed eteree.
Questa
connotazione spirituale e protettiva la ritroviamo in aspetti
iconografici legati alla rappresentazione della Madonna, del Cristo,
di Angeli e Santi con mantelli o tuniche azzurre, e anche nel
simbolismo delle acque blu e azzurre.
La
profondità del mare richiama il mistero dell’inconscio, ma pure
l’insondabilità delle emozioni umane, l’abbraccio protettivo e
materno. E l’aspetto ricettivo di grande Madre Madonna che, dal
blu si dispiega, a suscitare sentimenti di tenerezza e delicatezza.
Sentimenti di affetto e di benevolenza, tranquillità e contatto
pacifico, dedizione ed accordo. Sono tutte qualità che dal colore
blu si irradiano, e che nei sogni possono emergere. Così come la
connotazione di sacralità, di legame ed unione, essendo legato al
colore del cielo, sede del Paradiso.
Il
blu è legato anche al pensiero, alla riflessione, alla quiete fisica
e distensiva, al riposo (colore prediletto nelle stanze da letto e
negli ospedali) alla pace e serenità che si riflettono anche nel
corpo e nel suo benessere, all’ascolto ricettivo ed al silenzio. A
livello fisiologico, la contemplazione di questo colore ha un effetto
pacificante sul sistema nervoso centrale e determina la riduzione
della pressione arteriosa, della frequenza del polso e del respiro.
I
suoi lati negativi non infondono paura, ma dolce tristezza.
L’espressione “feel blue” significa appunto “sono triste” e
difatti il blues è una forma musicale nata negli Stati Uniti dai
canti degli schiavi neri deportati che trae ispirazione dalla
nostalgia ma il cui scopo è soprattutto quello di sollevare e
divertire gli animi.
(Storia
e teoria del colore, Università di Ferrara, www.unife.it)
Colori Primari : Rosso
ROSSO
Sesso, sangue e fuoco, sono i simboli
più rappresentativi di questo colore primario che rappresenta il dinamismo ed
il tempo presente (il giallo è il futuro mentre il blu il passato). Ha la
massima lunghezza d’onda e la minima energia di tutta la luce visibile ed è per
questo che si ipotizza sia il primo colore percepito dai neonati.
Il vocabolo “rosso” è sicuramente uno dei più vecchi in
quanto sembra che la prima percezione dei colori degli uomini sia stata
associata al corpo: il sangue e le escrezioni corporee furono tra le prime cose
alle quali si attribuì un nome.
Il rosso è colore dell’amore, dell’eros e può dare una
sensazione forte, calda e protettiva, ma anche molta eccitazione ed infatti è
in grado di intensificarsi sino a diventare doloroso e di accelerare le
funzioni cardiache e respiratorie. La sua connessione con il sangue e il fuoco
si palesa in espressioni come “ho visto rosso”, “mi bolle il sangue nelle vene”
e “ho preso fuoco”, usate per designare la stessa condizione emotiva: l’ira.
Differentemente dal giallo, che si irradia, e dall’azzurro,
che si racchiude, il rosso si colloca a metà strada; è costante, invade lo
spazio uniformemente. Indica inoltre voglia di vincere, impulso, vita, energia,
rivoluzione, azione, lotta, competizione, esplosione, furore, violenza,
aggressività e sicurezza di sé.
È associato all’allarme, dal semaforo agli stop, alle luci
che lampeggiano a segnalare qualche cosa di urgente.
Il rosso-fuoco, richiama calore, protezione, possibilità di
resistere alle intemperie, ma pure un aspetto spirituale e trasmutativo. Si
pensi al lavoro alchemico che si fondava sull’azione del fuoco, o ai riti
officiati che prevedono la fiamma purificatrice ed illuminante del fuoco. In
questo contesto il rosso-fuoco diviene archetipo dello spirito, del significato
che il sé ricerca, e della trasformazione personale.
Kandinsky, legò il rosso alla figura geometrica del quadrato
che, meglio di qualunque altra, rappresenta la stabilità e l’equilibrio di un
colore che racchiude in sé la forza centripeta e quella centrifuga. Alcuni
studi sperimentali hanno evidenziato le capacità quasi ipnotiche di questo
colore; posti davanti ad un muro rosso, i soggetti spesso ne erano soggiogati,
dominati, mentre altri si sentivano incitati, istigati.
A parte la cultura giapponese, che nella poesia lo celebra
come il colore della femminilità, il mondo ha sempre legato il rosso ad
entrambi i sessi. In compenso, è percentualmente il colore preferito dalle
donne. Il rosso femminile è il colore dell’anima, della libido, del cuore,
della scienza e della conoscenza esoterica.
Il rosso maschile è il colore della forza vitale,
dell’ardore, della bellezza, dell’impulsività ed è anche il colore guerriero
per eccellenza. Difatti, i guerrieri hanno sempre utilizzato la potenza e
l’aggressività del rosso sugli indumenti, sulle armi e sui tatuaggi.
Il rosso porpora, a causa della difficoltà dell’estrazione
della tinta dai molluschi, divenne ben presto il simbolo della ricchezza, al
punto che, ancora oggi, esso viene riservato alle caste sociali più elevate; lo
ritroviamo quindi nei paramenti delle incoronazioni regali, nel manto dei
cardinali e nella mantellina del Papa.
Paradossalmente, il rosso è sempre stato demonizzato dalla
Chiesa, perché considerato il colore della violenza e della distruzione; anche
bruciare una strega aveva a che fare con il simbolismo distruttivo (seppur
purificante) del rosso e, sempre per lo stesso motivo, nel Medioevo gli abiti
dei carnefici e dei condannati a morte erano scarlatti. Ma l’ostracismo della
Chiesa nei confronti di questo colore nasceva soprattutto dalla sua forte
componente erotica, ovviamente considerata perniciosa; la Dea Madre
diventa così la “Meretrice di Babilonia”, per apparire
nell’Apocalisse di Giovanni “bardata di porpora e scarlatto” e “traboccante dei
nauseabondi orrori e della sporcizia delle sue oscenità”. Può suggerire quindi
anche il lato oscuro, il rosso del fuoco degli inferi, il diavolo e tutte le
pulsioni ed i segni considerati diabolici (si pensi alle macchie rosse dette
voglie di vino, o ai capelli rossi che in passato venivano considerati sicuro
indizio di stregoneria).
L’ampio spettro dei toni del rosso permette una “mappatura”
degli stati emotivi che questo colore riesce a produrre: il porpora infonde un
timore reverenziale, allo scarlatto si associa la furia creatrice-distruttiva,
mentre il carminio suggerisce sentimenti di passione amorosa, il rosso intenso
del sangue, invece, nasconde una inquietante ambivalenza: contenuto, è il succo
della vita, versato, significa morte.
(Storia e
teoria del colore, Università di Ferrara, www.unife.it)
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