lunedì 11 dicembre 2017

Blu


In natura il colore blu scuro è raro, ma per questa ragione
misterioso ed importante:
il giorno che si muta in notte,
una profonda fenditura nel ghiaccio,
il colore delle acquesopra un abisso
ed ecco che il blu riappare a testimoniare il mistero
e la complessità dell'esistenza,
la sua preziosità di lapislazzulo e zaffiro.
Colore metafisico per eccellenza è, al contrario del rosso,
di cui è l'antitesi, legato
alla distensione ed agli stati riflessivi, meditativi
ed alla introspezione. Un colore
che rimanda alle profondità inconscie ed
al contatto interiore.


fonte unife.it
Giallo


Il giallo è il colore che normalmente viene associato
 alla luce solare,
una luce radiante e capace di trasmettere
calore, movimento, forza.
Non c'è nulla di statico nel giallo e,
come il rosso pulsa di energia compressa
che si apre verso l'esterno,
in espansione continua.
Il suo movimento è irradiante e centrifugo e
avanza verso chi osserva, al punto, secondo Kandinsky,
di arrivare fino alla molestia, dimostrando il carattere violento ed espressivo del colore.



fonte unife.it

Rosso


Il rosso è il colore dell'amore, dell'eros e può dare una sensazione forte, calda fe protettiva, ma anche molta eccitazione ed infatti è in grado di intensificarsi sino a diventare doloroso e di accelerare le funzioni cardiache e respiratorie.
La sua connesione con il sangue e il fuoco
si palesa in espressioni come 
"ho visto rosso", "mi bolle il sangue nelle vene" e
"ho preso fuoco", usate per designare 
la stessa condizione emotiva: l'ira

fonte unife.it

venerdì 1 dicembre 2017

ROSSO

Sesso, sangue e fuoco, sono i simboli più rappresentativi di questo colore primario che rappresenta il dinamismo ed il tempo presente (il giallo è il futuro mentre il blu il passato). Ha la massima lunghezza d’onda e la minima energia di tutta la luce visibile ed è per questo che si ipotizza sia il primo colore percepito dai neonati.
Il vocabolo “rosso” è sicuramente uno dei più vecchi in quanto sembra che la prima percezione dei colori degli uomini sia stata associata al corpo: il sangue e le escrezioni corporee furono tra le prime cose alle quali si attribuì un nome.
Il rosso è colore dell’amore, dell’eros e può dare una sensazione forte, calda e protettiva, ma anche molta eccitazione ed infatti è in grado di intensificarsi sino a diventare doloroso e di accelerare le funzioni cardiache e respiratorie. La sua connessione con il sangue e il fuoco si palesa in espressioni come “ho visto rosso”, “mi bolle il sangue nelle vene” e “ho preso fuoco”, usate per designare la stessa condizione emotiva: l’ira.
Differentemente dal giallo, che si irradia, e dall’azzurro, che si racchiude, il rosso si colloca a metà strada; è costante, invade lo spazio uniformemente. Indica inoltre voglia di vincere, impulso, vita, energia, rivoluzione, azione, lotta, competizione, esplosione, furore, violenza, aggressività e sicurezza di sé.
È associato all’allarme, dal semaforo agli stop, alle luci che lampeggiano a segnalare qualche cosa di urgente.
Il rosso-fuoco, richiama calore, protezione, possibilità di resistere alle intemperie, ma pure un aspetto spirituale e trasmutativo. Si pensi al lavoro alchemico che si fondava sull’azione del fuoco, o ai riti officiati che prevedono la fiamma purificatrice ed illuminante del fuoco. In questo contesto il rosso-fuoco diviene archetipo dello spirito, del significato che il sé ricerca, e della trasformazione personale.
Kandinsky, legò il rosso alla figura geometrica del quadrato che, meglio di qualunque altra, rappresenta la stabilità e l’equilibrio di un colore che racchiude in sé la forza centripeta e quella centrifuga. Alcuni studi sperimentali hanno evidenziato le capacità quasi ipnotiche di questo colore; posti davanti ad un muro rosso, i soggetti spesso ne erano soggiogati, dominati, mentre altri si sentivano incitati, istigati.
A parte la cultura giapponese, che nella poesia lo celebra come il colore della femminilità, il mondo ha sempre legato il rosso ad entrambi i sessi. In compenso, è percentualmente il colore preferito dalle donne. Il rosso femminile è il colore dell’anima, della libido, del cuore, della scienza e della conoscenza esoterica.
Il rosso maschile è il colore della forza vitale, dell’ardore, della bellezza, dell’impulsività ed è anche il colore guerriero per eccellenza. Difatti, i guerrieri hanno sempre utilizzato la potenza e l’aggressività del rosso sugli indumenti, sulle armi e sui tatuaggi.
Il rosso porpora, a causa della difficoltà dell’estrazione della tinta dai molluschi, divenne ben presto il simbolo della ricchezza, al punto che, ancora oggi, esso viene riservato alle caste sociali più elevate; lo ritroviamo quindi nei paramenti delle incoronazioni regali, nel manto dei cardinali e nella mantellina del Papa.
Paradossalmente, il rosso è sempre stato demonizzato dalla Chiesa, perché considerato il colore della violenza e della distruzione; anche bruciare una strega aveva a che fare con il simbolismo distruttivo (seppur purificante) del rosso e, sempre per lo stesso motivo, nel Medioevo gli abiti dei carnefici e dei condannati a morte erano scarlatti. Ma l’ostracismo della Chiesa nei confronti di questo colore nasceva soprattutto dalla sua forte componente erotica, ovviamente considerata perniciosa; la Dea Madre
diventa così la “Meretrice di Babilonia”, per apparire nell’Apocalisse di Giovanni “bardata di porpora e scarlatto” e “traboccante dei nauseabondi orrori e della sporcizia delle sue oscenità”. Può suggerire quindi anche il lato oscuro, il rosso del fuoco degli inferi, il diavolo e tutte le pulsioni ed i segni considerati diabolici (si pensi alle macchie rosse dette voglie di vino, o ai capelli rossi che in passato venivano considerati sicuro indizio di stregoneria).
L’ampio spettro dei toni del rosso permette una “mappatura” degli stati emotivi che questo colore riesce a produrre: il porpora infonde un timore reverenziale, allo scarlatto si associa la furia creatrice-distruttiva, mentre il carminio suggerisce sentimenti di passione amorosa, il rosso intenso del sangue, invece, nasconde una inquietante ambivalenza: contenuto, è il succo della vita, versato, significa morte.

(Storia e teoria del colore, Università di Ferrara, www.unife.it)
GIALLO

Il giallo è l’unico colore che è più brillante quando è completamente saturo. Rappresenta l’intelletto (rosso è il colore del cuore, blu della spiritualità).
Il giallo è il più vivo dei colori; le sue caratteristiche sono la brillantezza, l’allegria apparente, l’affettività disinibita. Giallo è il colore che normalmente viene associato alla luce solare, una luce radiante e capace di trasmettere calore, movimento, forza. Non c’è nulla di statico nel giallo e, come il rosso, pulsa di energia compressa che si apre verso l’esterno, in un’espansione continua. Il suo movimento è irradiante e centrifugo e avanza verso chi osserva, al punto, secondo Kandinsky, di arrivare fino alla molestia, dimostrando il carattere violento espresso dal colore (al contrario per esempio del verde che è il colore in assoluto più calmo che ci sia, non si muove in alcuna direzione).
Quando il giallo si concentra nella tonalità oro, il suo potere si astrae verso qualità di perfezione e preziosità, verso il completamento e la realizzazione di tutte le potenzialità. Si pensi al percorso alchemico, dove la trasformazione dal piombo all’oro, simbolicamente rappresenta il percorso dagli stati più ombrosi della coscienza (piombo) a quelli illuminati e superiori, alle possibilità dell’essere. L’oro diventa “valore”, potenziale interno, realizzazione.
La luce dell’oro può diventare una via di comunicazione tra gli uomini e gli dei; in India un coltello d’oro era usato per i sacrifici, perché tramite la luce insita nell’oro, il sacrificio poteva conquistare il regno degli dei. Il giallo oro era anche il colore di Mitra in Persia e di Apollo in Grecia. Proprio per la sua essenza divina, il giallo oro diventa l’attributo di principi, re e imperatori, per proclamare l’origine divina del loro potere.
Così come questa espansione e questa radianza appartengono al sole, che, nello stereotipo infantile, viene sempre dipinto di giallo. Elios nell’antica Grecia, e le divinità solari, venivano immaginati avvolti da luce gialla, e anche le chiome bionde di Gesù nell’iconografia cattolica, sembrano voler richiamare il collegamento con la luminosità diffusa.
Giallo è infatti anche il colore del Cristianesimo; l’oro della croce, il giallo della vita eterna e della fede. In mezzo agli ori e ai gialli, i sacerdoti cattolici accompagnano i defunti verso la vita eterna. Nelle camere funerarie egiziane il giallo, associato all’azzurro, assicura la sopravvivenza dell’anima, perché l’oro che esso rappresenta è la carne del sole e degli dei.
La luce che diventa diretta emanazione del divino, che esprime la totalità, ma anche la chiarezza, l’illuminazione della coscienza. Il sé che si esprime nel conscio, che viene alla luce e che agisce nel mondo attraverso l’intelligenza, la volontà.
Ma il giallo può scivolare verso tonalità meno brillanti, più “sporche” ed opache, che virano allo zolfo e che rimandano a collera ed acidità “biliari”, a pallori malaticci e malsani. Vediamo quindi come l’archetipo “giallo” volga, dal polo dell’oro con le qualità di cui sopra, a quello dello zolfo che ne rappresenta il lato di ombra. E la leggerezza, la regalità e lo splendore si muteranno allora in inquietudine e disagio o, come la tradizione popolare sentenzia, malanimo, gelosia ed acredine.
Il giallo quindi può significare incorruttibilità, eternità, saggezza, felicità, gioia di vivere, ottimismo, giovinezza, spensieratezza, superficialità ed esteriorità, potere e ricchezza; è estroverso, espansivo, aperto, allegro, disponibile. Colore che stimola l’ispirazione, rende accettabile anche l’interno più misero e aiuta a scaricarsi dalle angosce. Nei toni più caldi, va dal rilassamento fino all’allegria; raffreddato dal blu prende un tono malaticcio che può ben rappresentare il furore, la frenesia, la cieca follia.


Nel gioco delle associazioni, al giallo vengono affiancate, in ordine, parole positive e legate alla natura come “verde”, “sole”, “fiore”, ma anche la negatività di “itterizia”. Un’ambivalenza che si accompagna al giallo, unendo gli opposti e rendendolo il “Giano Bifronte” dei colori. Così ai girasoli, alle banane e ai pulcini, si oppongono l’urina, il pus e il veleno.
Può quindi capitare di fraintendere la simbologia di questo colore, come succede a chi, osservando le giallissime mietiture di Van Gogh, avverte il lato solare e positivo di quei gialli avvolgenti, non rendendosi conto che, in quel contesto, essi non rappresentino altro che la morte, come egli stesso ha più volte spiegato nelle sue epistole.
Non va sottovalutato il ruolo non tanto psicologico quanto puramente fisiologico che può aver avuto nell’orientamento della scelta cromatica il fatto che egli soffrisse di xantopsia iatrogena, un disturbo della visione dovuto ad intossicazione cronica da digitale, farmaco che gli veniva somministrato per contrastare le frequenti crisi epilettiche, disturbo per il quale la colorazione degli oggetti appare di tonalità gialla: un mondo giallo che resta comunque un mondo ostile, quindi, in cui Van Gogh vede riflessi i propri conflitti interiori e la propria disperazione esistenziale. 
 (Storia e teoria del colore, Università di Ferrara, www.unife.it)





BLU


L’azzurro è simile ad un flauto, il blu scuro somiglia ad un violoncello e, diventando sempre più cupo, ai suoni meravigliosi del contrabbasso; nella sua forma profonda, solenne, il suono del blu è paragonabile ai toni gravi dell’organo. (V. Kandinsky)
Il blu scuro compare raramente nei sogni, mentre tutte le tonalità dall’azzurro al celeste sono frequenti. Il nostro occhio cattura ciò che vede in natura: il colore del cielo e del mare nelle sue infinite sfumature, e ce lo ripropone nei sogni, e questa visione in genere lascia sensazioni di benessere, di serenità di felicità.
Anche in natura il blu scuro è raro, ma per questa ragione misterioso ed importante: il giorno che si muta in notte, una profonda fenditura nel ghiaccio, il colore delle acque sopra un abisso ed ecco che il blu riappare, a testimoniare il mistero e la complessità dell’esistenza, la sua preziosità di lapislazzulo e zaffiro.
Colore metafisico per eccellenza è, al contrario del rosso, di cui è l’antitesi, legato alla distensione e ed agli stati riflessivi, meditativi, alla introspezione. Un colore che rimanda quindi alle profondità inconsce ed al contatto interiore.
E da questo contatto e da questa profondità si libra verso l’esterno. Guardiamo il cielo, pensiamo all’immensità, all’infinito, all’eternità, al divino. Un’eternità senza tempo che allude all’immortalità, allo slancio dell’anima verso ciò che non conosce, ma cui aspira. Il blu ci trasporta in un viaggio di individuazione prettamente spirituale. Di contatto con i regni sovrannaturali e con potenze protettrici, ed eteree.
Questa connotazione spirituale e protettiva la ritroviamo in aspetti iconografici legati alla rappresentazione della Madonna, del Cristo, di Angeli e Santi con mantelli o tuniche azzurre, e anche nel simbolismo delle acque blu e azzurre.
La profondità del mare richiama il mistero dell’inconscio, ma pure l’insondabilità delle emozioni umane, l’abbraccio protettivo e materno. E l’aspetto ricettivo di grande Madre Madonna che, dal blu si dispiega, a suscitare sentimenti di tenerezza e delicatezza. Sentimenti di affetto e di benevolenza, tranquillità e contatto pacifico, dedizione ed accordo. Sono tutte qualità che dal colore blu si irradiano, e che nei sogni possono emergere. Così come la connotazione di sacralità, di legame ed unione, essendo legato al colore del cielo, sede del Paradiso.
Il blu è legato anche al pensiero, alla riflessione, alla quiete fisica e distensiva, al riposo (colore prediletto nelle stanze da letto e negli ospedali) alla pace e serenità che si riflettono anche nel corpo e nel suo benessere, all’ascolto ricettivo ed al silenzio. A livello fisiologico, la contemplazione di questo colore ha un effetto pacificante sul sistema nervoso centrale e determina la riduzione della pressione arteriosa, della frequenza del polso e del respiro.
I suoi lati negativi non infondono paura, ma dolce tristezza. L’espressione “feel blue” significa appunto “sono triste” e difatti il blues è una forma musicale nata negli Stati Uniti dai canti degli schiavi neri deportati che trae ispirazione dalla nostalgia ma il cui scopo è soprattutto quello di sollevare e divertire gli animi.
(Storia e teoria del colore, Università di Ferrara, www.unife.it)







Colori Primari : Rosso

ROSSO
Sesso, sangue e fuoco, sono i simboli più rappresentativi di questo colore primario che rappresenta il dinamismo ed il tempo presente (il giallo è il futuro mentre il blu il passato). Ha la massima lunghezza d’onda e la minima energia di tutta la luce visibile ed è per questo che si ipotizza sia il primo colore percepito dai neonati.
Il vocabolo “rosso” è sicuramente uno dei più vecchi in quanto sembra che la prima percezione dei colori degli uomini sia stata associata al corpo: il sangue e le escrezioni corporee furono tra le prime cose alle quali si attribuì un nome.
Il rosso è colore dell’amore, dell’eros e può dare una sensazione forte, calda e protettiva, ma anche molta eccitazione ed infatti è in grado di intensificarsi sino a diventare doloroso e di accelerare le funzioni cardiache e respiratorie. La sua connessione con il sangue e il fuoco si palesa in espressioni come “ho visto rosso”, “mi bolle il sangue nelle vene” e “ho preso fuoco”, usate per designare la stessa condizione emotiva: l’ira.
Differentemente dal giallo, che si irradia, e dall’azzurro, che si racchiude, il rosso si colloca a metà strada; è costante, invade lo spazio uniformemente. Indica inoltre voglia di vincere, impulso, vita, energia, rivoluzione, azione, lotta, competizione, esplosione, furore, violenza, aggressività e sicurezza di sé.
È associato all’allarme, dal semaforo agli stop, alle luci che lampeggiano a segnalare qualche cosa di urgente.
Il rosso-fuoco, richiama calore, protezione, possibilità di resistere alle intemperie, ma pure un aspetto spirituale e trasmutativo. Si pensi al lavoro alchemico che si fondava sull’azione del fuoco, o ai riti officiati che prevedono la fiamma purificatrice ed illuminante del fuoco. In questo contesto il rosso-fuoco diviene archetipo dello spirito, del significato che il sé ricerca, e della trasformazione personale.
Kandinsky, legò il rosso alla figura geometrica del quadrato che, meglio di qualunque altra, rappresenta la stabilità e l’equilibrio di un colore che racchiude in sé la forza centripeta e quella centrifuga. Alcuni studi sperimentali hanno evidenziato le capacità quasi ipnotiche di questo colore; posti davanti ad un muro rosso, i soggetti spesso ne erano soggiogati, dominati, mentre altri si sentivano incitati, istigati.
A parte la cultura giapponese, che nella poesia lo celebra come il colore della femminilità, il mondo ha sempre legato il rosso ad entrambi i sessi. In compenso, è percentualmente il colore preferito dalle donne. Il rosso femminile è il colore dell’anima, della libido, del cuore, della scienza e della conoscenza esoterica.
Il rosso maschile è il colore della forza vitale, dell’ardore, della bellezza, dell’impulsività ed è anche il colore guerriero per eccellenza. Difatti, i guerrieri hanno sempre utilizzato la potenza e l’aggressività del rosso sugli indumenti, sulle armi e sui tatuaggi.
Il rosso porpora, a causa della difficoltà dell’estrazione della tinta dai molluschi, divenne ben presto il simbolo della ricchezza, al punto che, ancora oggi, esso viene riservato alle caste sociali più elevate; lo ritroviamo quindi nei paramenti delle incoronazioni regali, nel manto dei cardinali e nella mantellina del Papa.
Paradossalmente, il rosso è sempre stato demonizzato dalla Chiesa, perché considerato il colore della violenza e della distruzione; anche bruciare una strega aveva a che fare con il simbolismo distruttivo (seppur purificante) del rosso e, sempre per lo stesso motivo, nel Medioevo gli abiti dei carnefici e dei condannati a morte erano scarlatti. Ma l’ostracismo della Chiesa nei confronti di questo colore nasceva soprattutto dalla sua forte componente erotica, ovviamente considerata perniciosa; la Dea Madre
diventa così la “Meretrice di Babilonia”, per apparire nell’Apocalisse di Giovanni “bardata di porpora e scarlatto” e “traboccante dei nauseabondi orrori e della sporcizia delle sue oscenità”. Può suggerire quindi anche il lato oscuro, il rosso del fuoco degli inferi, il diavolo e tutte le pulsioni ed i segni considerati diabolici (si pensi alle macchie rosse dette voglie di vino, o ai capelli rossi che in passato venivano considerati sicuro indizio di stregoneria).
L’ampio spettro dei toni del rosso permette una “mappatura” degli stati emotivi che questo colore riesce a produrre: il porpora infonde un timore reverenziale, allo scarlatto si associa la furia creatrice-distruttiva, mentre il carminio suggerisce sentimenti di passione amorosa, il rosso intenso del sangue, invece, nasconde una inquietante ambivalenza: contenuto, è il succo della vita, versato, significa morte.

(Storia e teoria del colore, Università di Ferrara, www.unife.it)