venerdì 1 dicembre 2017

GIALLO

Il giallo è l’unico colore che è più brillante quando è completamente saturo. Rappresenta l’intelletto (rosso è il colore del cuore, blu della spiritualità).
Il giallo è il più vivo dei colori; le sue caratteristiche sono la brillantezza, l’allegria apparente, l’affettività disinibita. Giallo è il colore che normalmente viene associato alla luce solare, una luce radiante e capace di trasmettere calore, movimento, forza. Non c’è nulla di statico nel giallo e, come il rosso, pulsa di energia compressa che si apre verso l’esterno, in un’espansione continua. Il suo movimento è irradiante e centrifugo e avanza verso chi osserva, al punto, secondo Kandinsky, di arrivare fino alla molestia, dimostrando il carattere violento espresso dal colore (al contrario per esempio del verde che è il colore in assoluto più calmo che ci sia, non si muove in alcuna direzione).
Quando il giallo si concentra nella tonalità oro, il suo potere si astrae verso qualità di perfezione e preziosità, verso il completamento e la realizzazione di tutte le potenzialità. Si pensi al percorso alchemico, dove la trasformazione dal piombo all’oro, simbolicamente rappresenta il percorso dagli stati più ombrosi della coscienza (piombo) a quelli illuminati e superiori, alle possibilità dell’essere. L’oro diventa “valore”, potenziale interno, realizzazione.
La luce dell’oro può diventare una via di comunicazione tra gli uomini e gli dei; in India un coltello d’oro era usato per i sacrifici, perché tramite la luce insita nell’oro, il sacrificio poteva conquistare il regno degli dei. Il giallo oro era anche il colore di Mitra in Persia e di Apollo in Grecia. Proprio per la sua essenza divina, il giallo oro diventa l’attributo di principi, re e imperatori, per proclamare l’origine divina del loro potere.
Così come questa espansione e questa radianza appartengono al sole, che, nello stereotipo infantile, viene sempre dipinto di giallo. Elios nell’antica Grecia, e le divinità solari, venivano immaginati avvolti da luce gialla, e anche le chiome bionde di Gesù nell’iconografia cattolica, sembrano voler richiamare il collegamento con la luminosità diffusa.
Giallo è infatti anche il colore del Cristianesimo; l’oro della croce, il giallo della vita eterna e della fede. In mezzo agli ori e ai gialli, i sacerdoti cattolici accompagnano i defunti verso la vita eterna. Nelle camere funerarie egiziane il giallo, associato all’azzurro, assicura la sopravvivenza dell’anima, perché l’oro che esso rappresenta è la carne del sole e degli dei.
La luce che diventa diretta emanazione del divino, che esprime la totalità, ma anche la chiarezza, l’illuminazione della coscienza. Il sé che si esprime nel conscio, che viene alla luce e che agisce nel mondo attraverso l’intelligenza, la volontà.
Ma il giallo può scivolare verso tonalità meno brillanti, più “sporche” ed opache, che virano allo zolfo e che rimandano a collera ed acidità “biliari”, a pallori malaticci e malsani. Vediamo quindi come l’archetipo “giallo” volga, dal polo dell’oro con le qualità di cui sopra, a quello dello zolfo che ne rappresenta il lato di ombra. E la leggerezza, la regalità e lo splendore si muteranno allora in inquietudine e disagio o, come la tradizione popolare sentenzia, malanimo, gelosia ed acredine.
Il giallo quindi può significare incorruttibilità, eternità, saggezza, felicità, gioia di vivere, ottimismo, giovinezza, spensieratezza, superficialità ed esteriorità, potere e ricchezza; è estroverso, espansivo, aperto, allegro, disponibile. Colore che stimola l’ispirazione, rende accettabile anche l’interno più misero e aiuta a scaricarsi dalle angosce. Nei toni più caldi, va dal rilassamento fino all’allegria; raffreddato dal blu prende un tono malaticcio che può ben rappresentare il furore, la frenesia, la cieca follia.


Nel gioco delle associazioni, al giallo vengono affiancate, in ordine, parole positive e legate alla natura come “verde”, “sole”, “fiore”, ma anche la negatività di “itterizia”. Un’ambivalenza che si accompagna al giallo, unendo gli opposti e rendendolo il “Giano Bifronte” dei colori. Così ai girasoli, alle banane e ai pulcini, si oppongono l’urina, il pus e il veleno.
Può quindi capitare di fraintendere la simbologia di questo colore, come succede a chi, osservando le giallissime mietiture di Van Gogh, avverte il lato solare e positivo di quei gialli avvolgenti, non rendendosi conto che, in quel contesto, essi non rappresentino altro che la morte, come egli stesso ha più volte spiegato nelle sue epistole.
Non va sottovalutato il ruolo non tanto psicologico quanto puramente fisiologico che può aver avuto nell’orientamento della scelta cromatica il fatto che egli soffrisse di xantopsia iatrogena, un disturbo della visione dovuto ad intossicazione cronica da digitale, farmaco che gli veniva somministrato per contrastare le frequenti crisi epilettiche, disturbo per il quale la colorazione degli oggetti appare di tonalità gialla: un mondo giallo che resta comunque un mondo ostile, quindi, in cui Van Gogh vede riflessi i propri conflitti interiori e la propria disperazione esistenziale. 
 (Storia e teoria del colore, Università di Ferrara, www.unife.it)





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