GIALLO
Il
giallo è l’unico colore che è più brillante quando è
completamente saturo. Rappresenta l’intelletto (rosso è il colore
del cuore, blu della spiritualità).
Il
giallo è il più vivo dei colori; le sue caratteristiche sono la
brillantezza, l’allegria apparente, l’affettività disinibita.
Giallo è il colore che normalmente viene associato alla luce solare,
una luce radiante e capace di trasmettere calore, movimento, forza.
Non c’è nulla di statico nel giallo e, come il rosso, pulsa di
energia compressa che si apre verso l’esterno, in un’espansione
continua. Il suo movimento è irradiante e centrifugo e avanza verso
chi osserva, al punto, secondo Kandinsky, di arrivare fino alla
molestia, dimostrando il carattere violento espresso dal colore (al
contrario per esempio del verde che è il colore in assoluto più
calmo che ci sia, non si muove in alcuna direzione).
Quando
il giallo si concentra nella tonalità oro, il suo potere si astrae
verso qualità di perfezione e preziosità, verso il completamento e
la realizzazione di tutte le potenzialità. Si pensi al percorso
alchemico, dove la trasformazione dal piombo all’oro,
simbolicamente rappresenta il percorso dagli stati più ombrosi della
coscienza (piombo) a quelli illuminati e superiori, alle possibilità
dell’essere. L’oro diventa “valore”, potenziale interno,
realizzazione.
La
luce dell’oro può diventare una via di comunicazione tra gli
uomini e gli dei; in India un coltello d’oro era usato per i
sacrifici, perché tramite la luce insita nell’oro, il sacrificio
poteva conquistare il regno degli dei. Il giallo oro era anche il
colore di Mitra in Persia e di Apollo in Grecia. Proprio per la sua
essenza divina, il giallo oro diventa l’attributo di principi, re e
imperatori, per proclamare l’origine divina del loro potere.
Così
come questa espansione e questa radianza appartengono al sole, che,
nello stereotipo infantile, viene sempre dipinto di giallo. Elios
nell’antica Grecia, e le divinità solari, venivano immaginati
avvolti da luce gialla, e anche le chiome bionde di Gesù
nell’iconografia cattolica, sembrano voler richiamare il
collegamento con la luminosità diffusa.
Giallo
è infatti anche il colore del Cristianesimo; l’oro della croce, il
giallo della vita eterna e della fede. In mezzo agli ori e ai gialli,
i sacerdoti cattolici accompagnano i defunti verso la vita eterna.
Nelle camere funerarie egiziane il giallo, associato all’azzurro,
assicura la sopravvivenza dell’anima, perché l’oro che esso
rappresenta è la carne del sole e degli dei.
La
luce che diventa diretta emanazione del divino, che esprime la
totalità, ma anche la chiarezza, l’illuminazione della coscienza.
Il sé che si esprime nel conscio, che viene alla luce e che agisce
nel mondo attraverso l’intelligenza, la volontà.
Ma
il giallo può scivolare verso tonalità meno brillanti, più
“sporche” ed opache, che virano allo zolfo e che rimandano a
collera ed acidità “biliari”, a pallori malaticci e malsani.
Vediamo quindi come l’archetipo “giallo” volga, dal polo
dell’oro con le qualità di cui sopra, a quello dello zolfo che ne
rappresenta il lato di ombra. E la leggerezza, la regalità e lo
splendore si muteranno allora in inquietudine e disagio o, come la
tradizione popolare sentenzia, malanimo, gelosia ed acredine.
Il
giallo quindi può significare incorruttibilità, eternità,
saggezza, felicità, gioia di vivere, ottimismo, giovinezza,
spensieratezza, superficialità ed esteriorità, potere e ricchezza;
è estroverso, espansivo, aperto, allegro, disponibile. Colore che
stimola l’ispirazione, rende accettabile anche l’interno più
misero e aiuta a scaricarsi dalle angosce. Nei toni più caldi, va
dal rilassamento fino all’allegria; raffreddato dal blu prende un
tono malaticcio che può ben rappresentare il furore, la frenesia, la
cieca follia.
Nel
gioco delle associazioni, al giallo vengono affiancate, in ordine,
parole positive e legate alla natura come “verde”, “sole”,
“fiore”, ma anche la negatività di “itterizia”.
Un’ambivalenza che si accompagna al giallo, unendo gli opposti e
rendendolo il “Giano Bifronte” dei colori. Così ai girasoli,
alle banane e ai pulcini, si oppongono l’urina, il pus e il veleno.
Può
quindi capitare di fraintendere la simbologia di questo colore, come
succede a chi, osservando le giallissime mietiture di Van Gogh,
avverte il lato solare e positivo di quei gialli avvolgenti, non
rendendosi conto che, in quel contesto, essi non rappresentino altro
che la morte, come egli stesso ha più volte spiegato nelle sue
epistole.
Non
va sottovalutato il ruolo non tanto psicologico quanto puramente
fisiologico che può aver avuto nell’orientamento della scelta
cromatica il fatto che egli soffrisse di xantopsia iatrogena, un
disturbo della visione dovuto ad intossicazione cronica da digitale,
farmaco che gli veniva somministrato per contrastare le frequenti
crisi epilettiche, disturbo per il quale la colorazione degli
oggetti appare di tonalità gialla: un mondo giallo che resta
comunque un mondo ostile, quindi, in cui Van Gogh vede riflessi i
propri conflitti interiori e la propria disperazione esistenziale.
(Storia e teoria del colore, Università di Ferrara, www.unife.it)
(Storia e teoria del colore, Università di Ferrara, www.unife.it)
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